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Gimme Some Truth


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Avevamo fatto in fretta a diventare amici, io e Maz.

Mi aveva assestato un diretto al volto ed ero finito contro il bancone del bar “Provaci ancora con Elsa e prendi il resto.”

mi aveva fatto, e poi si era preso la donna a braccetto ed era uscito dalla porta di servizio, come gli inservienti.

Lei poi l’aveva lasciato perché lui le aveva messo le mani addosso

Gliene ho dati due così grandi di schiaffoni…”

e aveva mimato le sberle all’aria

…l’ho stesa, proprio stesa.”

Quella sera si era seduto accanto a me al bancone e aveva iniziato a raccontare la storia; mica si ricordava del cazzotto.

Così eravamo diventati amici perché lui aveva menato la donna e non è che ne andasse fiero, ma non aveva di meglio da raccontare e io ero stato li ad ascoltarlo

Ma che ha combinato?”

gli avevo chiesto, ordinando due Gin

Che ha combinato?”

aveva fatto lui, così sorpreso dalla domanda quasi da cadere dalla sedia

Eh, che ha combinato per meritarsi le botte?”

avevo fatto io, buttando giù il bicchiere e grattandomi il mento

Se la faceva con il negretto del market, la stronza. Ma io l’ho vista eh, anzi ho visto tutti e due…”

e aveva battuto un colpo sul suo ginocchio, con il palmo della mano

…sul mio letto, capito?”

io avevo annuito

Così ho aspettato che quello uscisse da casa e poi le ho dato il ben servito.”

E la storia di Maz che le aveva date ad Elsa finiva li; lei aveva preso le sue cose e se ne era andata, lasciandolo da solo o meglio, lasciandolo con me.

Non glielo avevo mai detto che anche io le avevo prese da lui perché l’avevo guardata un po’ troppo, la sua donna, o almeno così a lui era sembrato.

Ma non doveva essere così importante in fin dei conti ora che tanto lei l’aveva lasciato, così avevo smesso di pensarci e allora passavamo le sere a bere e giocare a freccette, sbagliando continuamente il bersaglio perché troppo ubriachi.

Sempre così; lui staccava da lavoro alle sei, si infilava in doccia e poi veniva al bar.

Faceva il meccanico e non sapeva neanche guidare, però i motori gli piacevano, gli piaceva mettere mano e svitare e avvitare e così andava avanti e metteva su qualche soldo.

C’era niente da lamentarsi, né io né lui, facevamo comunque la nostra porca figura in coppia e ogni tanto qualcuna ce lo diceva pure, ma poi finiva sempre con l’andarsene col belloccio di turno, ma ad un certo punto della vita questo genere di cose le avevamo già capite, io e Maz.

Eravamo due tipi svegli e al bar ci volevano tutti bene, tutti ci conoscevano e ogni tanto ci offrivano anche da bere.

Finché, una sera, era entrata Elsa col suo nuovo uomo.

Si era tagliata i capelli, questa fu la prima cosa che Maz notò

Guardala li.”

aveva fatto

Guardala con i capelli corti, guardala con quel negretto.”

e l’aveva indicata, con la mano che teneva il bicchiere.

Io avevo pensato che doveva avere di certo una bella faccia tosta a presentarsi al bar con quello li, ma non avevo detto nulla a Maz perché le cose erano già complicate.
Avevano fatto qualche passo e poi erano andati a sedersi ad un tavolino per due, lui rivolto verso di noi così avevamo potuto guardarlo bene in faccia, sopratutto Maz, che aveva degli occhi così stretti mentre lo squadrava che sembravano asole.

Lei era di spalle ovviamente e le si vedeva mezza schiena con quel vestito “Gliel’ho comprato io.”

aveva fatto lui con tono secco

Scommetto che quello li non ha nemmeno i soldi per il biglietto dell’autobus.” e aveva chiesto alla cameriera di portare due Porter e anche in fretta, le aveva detto

Che vuoi fare?”

gli avevo chiesto io senza pensarci troppo su

Aspettare.”

aveva risposto lui continuando a fissare quello li.

Io non avevo niente contro di lui, mica l’aveva fregata a me la donna, ma non potevo fare a meno di odiarlo pure io, perché è così che si fa se si è dei veri amici; si odia sempre in due. La cameriera ci aveva portato le birre e due bicchieri e lui ne aveva versato prima a me e poi si era riempito il suo e ne era uscita così tanta schiuma che sembrava cappuccino.

Loro due parlavano, lui sorrideva e lei ogni tanto scrollava la testa e accavallava le gambe ad alternanza, prima la sinistra sulla destra e poi la destra sulla sinistra e via così

Lo fanno quando hanno voglia.”

aveva detto Maz, pulendosi i baffi dalla schiuma con la manica della giacca.

Lui era un esperto di queste cose, ne sapeva sempre più di me e ne parlava come se fosse un antropologo

Dici?”

avevo chiesto io, ma senza interessarmi troppo alla sua risposta

Dico.”

aveva fatto lui, senza discostare lo sguardo da loro due

Se lo vuole ancora scopare quello schifoso.”

Io gli avevo detto di andarcene da li, che tanto lei non ci aveva visti e potevamo dimenticare tutto quanto da un’altra parte, ma lui non ne aveva voluto sentire

Se vuoi andare va’ pure.”

aveva detto.

Ma io non volevo andarmene così ero rimasto li e poi non potevo certo lasciarlo solo in quel momento, non è così che si comportano gli amici.

Era passata almeno mezz’ora da quando quei due avevano fatto la loro apparizione e ancora se ne stavano li seduti, ogni tanto bevevano dal bicchiere e poi ridevano oppure si tenevano le mani, bene in vista, con i gomiti poggiati sul tavolino.

Maz aveva continuato a bere e a fissarli per tutto il tempo e aveva ancora intenzione di aspettare e allora aveva ordinato altre due Porter sempre alla stessa cameriera e lei ce le aveva portate ancora più in fretta delle prime, quasi avesse capito che non c’era tempo da perdere.

Le cameriere erano in gamba li, tutte, non soltanto quella , sempre gentili anche quando si trovavano davanti l’idiota di turno.

Facevano anche loro una porca figura, tutto sommato.

Era passata dal nostro tavolino a quello di Elsa e del suo nuovo uomo e l’avevamo sentita domandare se volessero altro da bere

No.”

aveva fatto Elsa, levandosi in piedi

Andiamo via.”

e si era alzato pure lui, tastandosi le tasche

Stà a vedere che non ha soldi per pagarle da bere.”

ne aveva subito approfittato Maz, tirando fuori il portafoglio. Così era stato; il negretto, allargando le braccia aveva fatto

Non lo trovo.”
così Elsa, aveva aperto la borsetta e tirato fuori un pezzo da venti, e se ne erano andati entrambi e mentre uscivano lei gli aveva passato una mano sul viso, dolcemente, come a dire

Fà niente.”

Maz allora si era alzato

Andiamo.”

mi aveva fatto, così mi ero tirato su pure io e avevamo fatto a metà per pagare, poi eravamo usciti dal bar e avevamo visto loro due che si incamminavano lungo la via sulla destra e c’era lui che la teneva stretta alla vita e ogni tanto le palpava il culo

Che vuoi fare adesso?”

gli avevo chiesto un’altra volta, abbottonandomi il giubbotto

Aspettare.”

e aveva preso a camminare seguendo quei due, tenendosi ad una certa distanza e così avevo fatto anche io.

Voleva aspettare ma intanto camminava e così li tenevamo d’occhio e quando loro rallentavano rallentavamo anche noi e quando acceleravano pure noi lo facevamo e non ci sentivano perché il vento era forte e copriva ogni suono e c’era anche freddo eppure Maz si era levato la giacca e stava solo in camicia e la giacca se la teneva tra il braccio ed il fianco destro, con le mani che sprofondavano sempre di più nelle tasche ad ogni passo che faceva.

Ce ne stavamo in silenzio io e lui e vedevamo quei due, li davanti, che ogni tanto si scambiavano un bacio e poi continuavano a tirare dritto e allora così eravamo arrivati ad una casa a due piani e lui aveva preso un mazzo di chiavi e aperto il portone facendo entrare prima Elsa

Sarà questa casa sua.”

avevo detto, alzando le spalle

Ci sediamo qua ad aspettare.”

mi aveva risposto Maz, scivolando come un lombrico sulla panchina proprio davanti alla casa.

C’era una finestra enorme al primo piano e la luce si era appena accesa ed era una luce limpida, forte, quasi schiariva la notte e c’era Elsa che stava in piedi proprio li davanti e si spogliava, mentre il negretto, già a torso nudo, l’aveva appena afferrata per la vita e le baciava i seni, proprio sotto la fonte di luce “Che cazzo.”

aveva fatto Maz, ma non si capiva bene quale fosse il suo stato d’animo

Forse è meglio andar via.”

avevo provato a dire ma non avevo avuto il tempo di finire la frase che lui mi aveva zittito con il suo

No! Bisogna aspettare.”

E così avevamo aspettato, mentre vedevamo il profilo di Elsa sporgere dalla finestra e agitarsi violentemente e poi più lentamente per poi sparire ed essere sostituito da quello del negretto e via così per chissà quanto tempo.

Ogni tanto mi voltavo verso Maz e lo guardavo ma lui rimaneva impassibile e teneva gli occhi fermi verso quella luce e chissà che diavolo stava a pensare mentre quei due ci davano dentro così tanto.

Io non gli avevo chiesto niente, anzi, non sapevo proprio che dire.

Avevo tirato fuori il pacchetto di sigarette dalla tasca del giubbotto, ne avevo infilato una fra le labbra e ne avevo porta una anche a lui, ma senza ottenere risposta.

Così l’avevo accesa da solo anche se non mi sembrava il caso, perché quando un amico ha bisogno si deve essere con lui e come lui, in ogni cosa.

Ma una sigaretta mica cambiava le cose, avevo pensato io.

La luce della stanza alla fine si era spenta e noi eravamo ancora li, sulla panchina, a farci schiaffeggiare dal vento e respirare ogni grado sotto zero dritto fino al cervello.

Poi Maz aveva finalmente detto qualcosa

Mi manca, sai?”

e aveva fatto di si con la testa, per rafforzare la sua tesi
Mi manca così tanto.”

gli avevo offerto la sigaretta e questa volta l’aveva accettata e se l’era accesa “Lo so che ti manca.”

gli avevo fatto io, dandogli un colpetto sulla spalla, perché di dirgli altro non ero capace

Non avrei dovuto metterle le mani addosso, non avrei dovuto affatto.”

e aveva buttato fuori tutto il fumo che poteva

Dovevo chiederle di spiegare perché avesse fatto così, dovevo dirle che la amavo, magari mi avrebbe ascoltato.”

e si era passato una mano fra i capelli, arruffati a causa del vento

Avresti dovuto aspettare.”

gli avevo detto io, e quasi quella frase aveva preso vita da sé, senza che io potessi farci niente per farla uscire o tenermela dentro

Già”

aveva risposto lui, e io me ne ero accorto che ci credeva davvero in quel “Già”, che gli aveva scorticato l’anima non appena l’aveva pronunciato; sembrava gli fosse piombato addosso come la lama della ghigliottina e l’avesse tagliato in due, lasciato a metà.

Gli avevo detto che si può anche sbagliare, mica è la fine di tutto, ma il suo sguardo diceva esattamente il contrario

E se lo fosse?”

aveva fatto

Che cosa?”

La fine di tutto.”

e aveva tirato su col naso

Se questo sbaglio fosse davvero la fine di tutto?”

io me ne ero rimasto in silenzio allora

Guardala li com’è felice con quell’altro.”

aveva detto, indicando la finestra dove Elsa e il negretto probabilmente stavano dormendo

E non le ha pagato neanche da bere.”

Era vero, non le aveva neanche pagato da bere eppure se l’era portata a casa lo stesso, ci aveva fatto l’amore e poi si era addormentato accanto a lei.

Noi a prendere freddo sulla panchina, ad osservarli come fossimo a teatro; il biglietto l’aveva pagato Maz, a prezzo pieno.

Per un attimo avevo pensato di chiedergli se si ricordasse del cazzotto che mi aveva rifilato per aver guardato Elsa ma poi avevo lasciato perdere, e allora gli avevo chiesto se volesse tornare al bar

No.”

mi aveva risposto lui

Voglio stare qui.”

Allora eravamo rimasti li e c’era la notte e c’era il vento e c’era forse qualche domanda che dovevamo porci in più ma comunque non eravamo in grado di darci le risposte per bene e così avevamo aspettato ancora senza farci troppi problemi oppure senza dirceli, che forse era la stessa cosa.

Gli avevo chiesto a che ora dovesse andare in officina il giorno dopo e lui mi aveva risposto che era di riposo

Un giorno alla settimana me lo lasciano, sai?”e da quel momento l’avevo saputo, perché anche se eravamo amici e lo eravamo diventati in fretta non sapevamo tutto l’uno dell’altro

Hai sonno?”

mi aveva chiesto

Affatto.”

avevo detto io, abbozzando un sorriso come si abbozzano i sorrisi ai funerali durante le condoglianze

Nemmeno io.”
e mi aveva chiesto un’altra sigaretta e io gliela avevo data volentieri perché tra amici funziona così e sopratutto quando si ha freddo o non si sa come andranno a finire le cose, e capita così quasi ogni volta che ci si sveglia la mattina.

Mi era venuto da pensare alla volta del cazzotto in faccia e mi dicevo che ero stato fortunato a prenderlo da lui e non da qualcun altro, era bello pensare che ci fosse un senso in tutto quello o una parvenza o qualcosa di simile

Pensi che tornerà da me?”

la sua voce aveva fatto, sbucando dai pensieri fitti

Non lo so.”

avevo risposto io

Ma spero di si.”

E ce ne eravamo rimasti a sperare insieme, sulla panchina, senza dire più una parola.

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