‘Ndrangheta: la storia, l’organizzazione e le doti

Molti studiosi del fenomeno mafioso si sono interrogati sul significato etimologico della parola ‘ndrangheta. L’organizzazione criminale calabrese risulta essere, ancora oggi, poco conosciuta come lo stesso termine che la connota, e ancor meno conosciuta è la sua organizzazione gerarchica, rigididamente divisa in doti, ossia cariche formali.

Diverse sono le risposte per risalire all’origine del termine. In una prima tesi, secondo alcuni studiosi meno attendibile, pare provenga da un antico verso onomatopeico “ndranghetendra” pronunciato durante il ballo della tarantella calabrese. La seconda  tesi, quella che appare più appropriata, fa riferimento al greco antico andragathia il cui significato allude alle virtù virili, alla forza, al coraggio e alla rettitudine dell’organizzazione stessa. Nelle aree grecaniche della provincia di Reggio Calabria, il verbo ‘ndranghitari, con origine greca dal verbo ‘ndranghitozomai, significa dimostrarsi uomo rispettato e temuto che assume atteggiamenti spavaldi, valorosi.

Secondo Nicola Gratteri, oggi procuratore della repubblica di Catanzaro, in un documento risalente al 1595 sorge alla luce che quasi l’intera area del Regno di Napoli, comprendente parti delle attuali regioni della Campania e della Basilicata, veniva definita andragatiaregion, terra abitata da uomini di valore. Si rivela una chiara connotazione positiva del verbo ‘ndranghitari, il cui significato mostra un profondo sentimento di rispetto e un esplicito senso di ammirazione nei confronti di colui che viene apostrofato in tale modo .

Sono proprio l’onore e la vendetta ad ispirare la leggenda che fa da sfondo alla ‘ndrangheta come “cosa”, come mentalità. Si narra che nel Seicento su una nave partita dalla Spagna si erano imbarcati tre nobili cavalieri costretti a fuggire per aver lavato nel sangue l’onore di una sorella sedotta. Sbarcati sull’isola di Favignana, Osso, votandosi a San Giorgio, decide di restare in Sicilia dove fonda la mafia, Mastrosso, devoto alla Madonna, si trasferisce in Campania dove organizza la Camorra, mentre Carcagnosso, con l’aiuto di San Michele Arcangelo, punta sulla Calabria dove dà vita alla ‘ndrangheta.

Nella criminalità calabrese il modello organizzativo è quello della società patriarcale. La famiglia, detta anche ‘ndrina o cosca, è la cellula primaria della ‘ndrangheta che ha come elemento qualificante il legame di sangue esistente tra i componenti della struttura stessa. Essa è formata dalla famiglia naturale del capo-bastone, alla quale se ne aggregano altre. L’unione di più ‘ndrine tra loro formano un locale.

In Calabria non c’è mai stato un capo di tutti i capi sul modello di Cosa Nostra. L’ambito delle ‘ndrine, nonostante la loro portata numerica e l’influenza dei loro boss, è sempre stata territorialmente definito, circoscritto. Per cui, il locale costituisce il nucleo fondamentale che si occupa della gestione delle attività criminali in un determinato territorio. Ciò non vuol dire che tra le diverse ‘ndrine non vi siano alleanze o che non si ha alcun tipo di rapporto, anzi, per tutelare gli interessi di ogni ‘ndrina e per sviluppare una maggiore forma di collaborazione, quasi sempre riconducibile alla gestione di interessi comuni o a logiche di potere, interagiscono fra di loro.

L’incontro tra tutti gli affiliati deve essere un momento di confronto per allacciare nuove alleanze e riconfermare quelle esistenti, conoscere i nuovi membri, stabilire strategie, concedere nuove cariche, ma soprattutto per dar vita ad un organismo verticale e verticistico di coordinamento tra tutte le Società della provincia di Reggio Calabria, il cosiddetto Crimine. Il giorno stabilito è il 2 settembre di ogni anno. Il luogo prescelto è il santuario della Madonna di Polsi (chiamata anche Madonna della Montagna, di San Luca o della ‘Ndrangheta), situato nel territorio di San Luca. La ricorrenza non è casuale, in quanto coincide con la festa della Madonna che raccoglie da secoli un altissimo numero di fedeli, i quali si riversano in massa al santuario nel giorno della solennità religiosa. Di fronte alla Madonna ha inizio la “convention annuale” della ‘ndrangheta, dove tutti i locali nazionali e internazionali si riuniscono.

La ‘ndrangheta utilizza molti simboli ancestrali e lo si percepisce ascoltando i riti e i giuramenti degli ‘ndranghetisti, rituali che servono per entrare dentro l’organizzazione e accedere alle cariche superiori. Si stabilisce una gerarchia che può essere risalita dal grado più basso al grado più alto in modo meritocratico ancora oggi. Anche se si parla di merito criminale, la ‘ndrangheta è una struttura unitaria, con un vertice e cariche gerarchiche, le cosiddette doti. Si può entrare a far parte della grande famiglia della ‘ndrangheta dall’età di 14 anni.

L’adolescente si avvicina all’affiliato e inizia ad imparare le tecniche mafiose attraverso un tirocinio della durata di circa due anni. Il tirocinio consiste in una serie di esecuzioni che il giovane deve portare a termine, come ad esempio atti intimidatori nei confronti di terzi o nel riscuotere il pizzo.

L’ingresso ufficiale nella criminalità organizzata avviene sotto la carica di picciotto d’onore. Si procede con un giuramento (non di sangue in questo caso), il capo società dispone la riunione a “circolo formato” (almeno cinque persone); chiede il parere dei presenti e dopo aver recitato il rito, dichiara che l’interessato è riconosciuto come picciotto. Si conclude con una stretta di mano partendo dal capo società fino al neo-eletto. Il giuramento consiste in una serie di domande: «Giovanotto cosa cercate? – sangue e onore. Ne avete sangue? – ne tengo e nedispongo. Chi vi ha detto che esiste questa società? – (nome)- Il pane che mangerai diverrà piombo e il vino che berrai diventerà sangue se ci tradirai».

Camorrista: si procede con un giuramento di sangue, così come per le altre doti. Si incide il pollice con la presenza di due testimoni (uno favorevole ed uno sfavorevole) dinnanzi al capo società e del contabile. Sgarrista: viene incisa una croce sulla falange del pollice, si brucia un santino e la cenere si sparge sulla ferita. Le doti di picciotto d’onore, camorrista e sgarrista appartengono alla società minore. Il grado successivo è santista che apre le porte verso la cosiddetta società maggiore. Il livello di santista viene concesso tramite un’incisione a forma di croce sulla spalla sinistra, all’altezza della scapola. Il sangue viene asciugato con un fazzoletto di seta. Vangelo: è responsabile del “vangelo” il libro dei rituali dell’affiliazione. Trequartino ha accesso ai trequarti  dell’organizzazione, solo un vangelista può conferire questo grado. Quartino: figura che acquisisce ancora più responsabilità. Salendo l’organigramma della ‘ndrangheta abbiamo Padrino, Crociata, Stella, Mamma Santissima, Infinito (poteri senza limiti) e infine Conte Ugolino la più incredibile delle doti. Il capo della ‘ndrangheta che possiede quella dote, ad oggi non sappiamo chi ha avuto quella dote, può comportarsi come il conte Ugolino di Dante, uccidere e tradire senza perdere la carica, ma soprattutto non essere considerato un infame.

Ogni membro della Santa ritiene di appartenere all’Onorata Società, a Cosa Nostra oppure al Sistema, nessuno di loro si definisce ‘ndranghetista; ognuno di loro corrisponde ad un unico consiglio della ‘ndrangheta che si trova a San Luca, paese che, non per caso, viene definito con l’appellativo “la mamma”.

La ‘ndrangheta può essere raffigurata dall’albero della scienza: una grande quercia alla cui base è collocato colui che comanda. Il fusto o tronco, rappresenta gli sgarristi che sono la colonna portante dell’organizzazione. I grossi rami che partono dal tronco sono i camorristi. Le foglie i contratti d’onore e infine le foglie che cadono dai rami che rappresentano gli infami che sono destinati a morire. Il fatto di avere il comando in Calabria consente alla ‘ndrangheta di conservare non solo un saldo legame con i suoi valori tradizionali, ma di essere mente e braccio dell’organizzazione.

Pietro Marchio

BIBLIOGRAFIA:

  • Nicaso, N. Gratteri, Fratelli di sangue. La ‘ndrangheta tra arretratezza e modernità: da mafia agro-pastorale a holding del crimine. La storia, la struttura, i codici, le ramificazioni, Luigi Pellegrini Editore, Cosenza, 2007
  • Rossetti, Mamma ‘ndrangheta, Giuliano Landolfi Editore, 2018
  • Saviano (2018), “Antonio Pelle, boss di ‘ndrangheta”, 8 maggio 2018, cfr. https://www.youtube.com/watch?v=3HxyqUDq2pI, (Visitato il 17 febbraio 2019)
  • Ursetta, Vittime e ribelli donne di ‘ndrangheta da Lea Garofalo a Giuseppina Pesce, Cosenza, Luigi Pellegrini editori, 2016

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *