Gli Ebrei nel Medioevo: frutto o germe? L’esempio di Bologna

Nel momento in cui si parla del concetto di emarginazione si presuppone intrinsecamente quello di discriminazione sociale. Oggi come ieri ha sempre riguardato una minoranza etnica. Ai giorni nostri questa categorizzazione è più che mai attuale ma, in quanto processo storico, è un fenomeno stratificato nel tempo che perde le sue origini ai prodromi della civilizzazione. Nell’immaginario collettivo il popolo che più di altri ha dovuto subire passivamente una volontà tesa alla completa esclusione dalla società è stato senza dubbio quello ebraico. Anche il Medioevo non si discostò da tale fenomeno. Una delle più diffuse leggende del cristianesimo del tempo rispecchiava quello che potremmo definire un archetipo pre-antisemita, quello del juif errant, l’ebreo errante.

Il racconto narra come un ebreo, incontrando Gesù sulla strada della crocifissione, lo avesse schernito per la lentezza con cui camminava sotto il peso della croce; per questo motivo fu quindi condannato a errare senza tregua fino alla fine dei tempi. Secondo questo modello l’errare perpetuo è indissolubilmente legato sia al peccato sia all’esilio, andando a significare un estraniamento da Dio e consequenzialmente alienazione tra gli uomini.

Il mondo urbano medievale, formato da centri sempre più a trazione commerciale, iniziò a sentire l’esigenza di poter avere a disposizione grandi quantitativi di denaro liquido. Questo servizio fu assolto, nella maggior parte delle città italiane, dalla nascita di veri e propri servizi bancari, sorti per iniziativa di banchieri ebrei che mostrarono grande spirito d’impresa e notevole lungimiranza nell’inserirsi in quella falla del sistema economico. Già perfettamente operanti nel sistema commerciale del tempo, furono i primi a fiutare un fertile campo d’investimento grazie al quale potersi inserire a pieno titolo nella società cittadina.

A differenza delle altre città italiane, Bologna mostrò un certo ritardo nell’uniformarsi a tale fenomeno. Il passaggio degli Ebrei dall’attività commerciale a quella bancaria è da ricondurre solo al XIII secolo. Perché? La ragione principale risiede nella grandissima rilevanza, data anche dalla propria consistenza numerica (con oltre 600 membri), che i cambiatori e prestatori di denaro bolognesi avevano in città.

Anche nei momenti di maggiore difficoltà, in seguito ad epurazioni di tipo politico, la città mostrò una maggiore ricettività verso il capitale toscano (pistoiese, senese e fiorentino), non manifestando ancora l’esigenza di rivolgersi a prestatori ebrei. Ma la politica di sviluppo perseguita dal Comune necessitava notevoli finanze liquide, indispensabili per sviluppare una politica demografica selettiva verso flussi migratori portatori di ricchezza o capacità produttive ma anche al funzionamento di quel complesso apparato rappresentato dall’Università.

L’infiltrazione ebrea in campo bancario era stata solo posticipata. La loro attività creditizia cercò di essere contrastata, a partire dal XV secolo, da movimenti monastici cristiani, come quello denominato dell’Osservanza. Particolarmente attenti sul piano sociale, fondarono i Monti di Pietà, un sistema creditizio similare a quello ebreo, pensato proprio per sostituirlo ed eliminarlo. Da questo momento in poi, la presenza degli Ebrei all’interno della società cristiana non era più giustificabile in termini di utilità sociale, fatto che in precedenza ne aveva significato almeno una integrazione parziale. Ora la strada verso una loro emarginazione fisica era spianata.

Il fenomeno dell’agglomerazione di nuclei giudaici in determinati quartieri delle città medievali europee inizia ad estendersi a partire dall’XI e XII secolo, principalmente nel mondo urbano francese e provenzale, così come in quello tedesco e spagnolo. Almeno nella fase iniziale, tuttavia, non si trattò di una residenza forzata o isolata e gli Ebrei continuarono ad avere contatti ad ogni livello sociale.

La situazione iniziò a mutare verso la fine del XII secolo, momento in cui incominciano a comparire precise disposizioni ecclesiastiche miranti a limitare la loro presenza entro sedi designate o quartieri appositamente scelti, inasprendosi alla metà del secolo successivo in particolare in Francia, Spagna e Inghilterra.

Dal punto di vista semantico, la prima volta in cui fa la sua comparsa il termine ‘ghetto’ avviene nel 1516 a Venezia, in occasione della decisione del Senato della città lagunare di recludere gli Ebrei in una zona separata, definita per l’appunto ‘ghetto’ o ‘geto’. Derivante dall’azione del ‘gettare’, il suo significato proveniva dal precedente uso dell’area prescelta dalle autorità, ex sede delle fonderie cittadine in cui si gettavano bombarde e cannoni. Utilizzato più avanti per designare ogni quartiere prevalentemente abitato da Ebrei, arrivò ad indicare quelle aree urbane densamente popolate da minoranze etniche.

Il momento culminante che istituzionalizzò la ghettizzazione ebraica fu rappresentato dalla bolla papale (Paolo IV) Cum nimis absurdum del 1555, atto che prevedeva il relegamento della minoranza ebraica in quartieri di residenza coatta in tutte le località dello Stato Pontificio. Tra i punti principali del provvedimento si avevano:

  • Obbligo di portare nel vestiario un segno di riconoscimento (gli uomini una rotella gialla e le donne orecchini a cerchio), giustificato dalla preoccupazione delle autorità di limitare la possibilità di eventuali rapporti sessuali tra ebrei e cristiani.
  • Divieto per gli Ebrei di tenere in casa balie, domestiche o servitù cristiana
  • Divieto di ogni familiarità tra le due componenti etniche
  • Imposizione del latino e del volgare per le scritture contabili
  • Obbligo di residenza in un unico quartiere oppure in due/tre quartieri attigui, completamente separati dai cristiani
  • Isolamento del ghetto mediante l’edificazione di muri e predisposizione di un solo punto di entrata e uno di uscita
  • Presenza della sinagoga esclusivamente all’interno del ghetto; quelle localizzate all’esterno sarebbero dovute essere demolite
  • Divieto di possedere beni immobili

ebrei bologna

L’isolamento fisico del ghetto di Bologna avvenne tramite l’installazione di due porte e nove chiusure viarie. Entrambi i punti di accesso si localizzavano in prossimità di due importanti banchi ebraici: quello dei da Pisa in via dei Giudei, quello dei da Rieti in corrispondenza dell’incrocio tra via San Simone e via Oberdan. La delimitazione confinaria dell’area non fu un caso ma il frutto di un’attenta analisi che fece in modo di escludere tutte le chiese poste nella zona. Così come prescrisse la bolla papale del 1555, la sinagoga venne trasferita dalla sede originaria, localizzata all’odierno civico 65 di via San Vitale, alla nuova posizione di via dell’Inferno. A questo punto una domanda lecita e sensata potrebbe essere la seguente: come mai si scelse di porre in pieno centro cittadino un’area che sarebbe stata completamente esclusa dal resto del contesto urbano? La risposta a questo interrogativo è molto semplice: la totale assenza di palazzi di pregio e di spazi importanti per la vita cittadina rendeva quell’area ottimale, sviluppata su un impianto urbanistico interposto tra le attuali via Oberdan e via Zamboni, segnato da strette viuzze su cui si affacciavano edifici addossati tra loro e con scarsa illuminazione naturale. Si pensa che la popolazione complessiva stipata all’interno del ghetto bolognese fosse di almeno 300 individui. Ognuno di essi sarebbe stato sottoposto ad ulteriori prescrizioni come per esempio il divieto di modificare la propria abitazione senza l’autorizzazione del proprietario (cristiano) o l’obbligo di conservare gli immobili in buono stato. Una concentrazione così elevata di persone in uno spazio contenuto portò ad inevitabili conseguenze come l’endogamia e uno stile di vita spesso insalubre, fattori condizionanti sugli indici di mortalità degli ebrei nei contesti sociali delle città medievali.

La legiferazione si occupò perfino dell’aspetto iconografico, premurandosi di stabilire la copertura in bianco di tutte le immagini sacre presenti all’interno del ghetto in modo da sottrarle ad eventuali atti di vilipendio da parte dei nuovi abitanti. Norme dettate esclusivamente da una discriminazione nuda e cruda, come l’attributo di assoluta intoccabilità affibbiato a qualsiasi membro giudeo, responsabile di corrompere e inquinare con il solo contatto fisico; nel mercato cittadino venne infatti espressamente vietato che essi potessero toccare qualsiasi tipo di alimento esposto sui banchi.

La vicenda del ghetto di Bologna non ebbe, per fortuna, una lunga vita. La città mostrò una certa ritrosia nel fare a meno della componente giudaica già nel Quattrocento. Solo un anno dopo l’apertura del primo Monte di Pietà nel 1473, il nuovo servizio di credito cristiano dovette temporaneamente chiudere in quanto la cittadinanza non smise di riporre la propria fiducia nei prestatori ebrei continuando a frequentarne i banchi.

Nel corso del Cinquecento, a Bologna come nelle altre città del panorama italiano, l’istituzione del ghetto perse rapidamente di significato. Prima, paradossalmente, con la decisione nel 1569 di papa Pio V di allontanare gli Ebrei dai territori pontifici, non considerando in questo modo neppure l’ipotesi di una ghettizzazione. Infine nel 1586 la bolla Christiana Pietas ne segnò la fine definitiva attraverso la concessione di poter far ritorno senza alcun obbligo di risiedere forzatamente in specifiche zone.

Andrea Zoccheddu

Bibliografia:

A.I. Pini, Famiglie, Insediamenti e banchi ebraici a Bologna e nel Bolognese nella seconda metà del Trecento in Quaderni Storici, LIV, Bologna, Il Mulino, 1970

A. Toaff, Ghetto, in Enciclopedia delle Scienze Sociali, IV, Roma, Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani, 1994

M.G. Muzzarelli, Banchi ebraici a Bologna nel XV secolo, Bologna, Il Mulino, 1994

M. Gervasio, Il Chiuso degli Ebrei: contrade, strade e portoni del ghetto in Verso l’epilogo di una convivenza: gli Ebrei a Bologna nel XVI secolo, Firenze, Giuntina, 1996

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *